Matricola nr. 75190, senatrice a vita: Liliana Segre.

articolo di Patrizia Cordone. Il suo importante discorso pronunciato al Senato il 5 giugno 2018. Instancabile testimone della deportazione nei campi di concentramento numerosi sono i libri, che menzionano la sua vicenda ed anche dei film-documentari. Nel gennaio 2018 per gli altissimi meriti in campo sociale riceve la nomina di  senatrice a vita, la quarta donna ad essere insignita di questo incarico nel nostro paese. Coerente al suo impegno ha già pronto un disegno di legge finalizzato all’istituzione di una commissione parlamentare d’indirizzo e controllo sui fenomeni dell’intolleranza, razzismo e istigazione all’odio sociale. 

articolo di ©Patrizia Cordone giugno 2018 ©Luoghi di Donne, il blog di Patrizia Cordone. Tutti i diritti d’autore riservati. Si vieta tassativamente l’uso del “copia-ed-incolla” di tutti gli articoli riportati dal presente sito ai sensi delle disposizioni di legge a protezione dei diritti d’autore – copyright. Le infrazioni sono perseguite a rigore di legge contemplante i diritti d’autore presso l’Autorità giudiziaria territoriale competente.

Nata nel 1930 a Milano, cresciuta orfana di madre, Lucia Foligno, vive assieme ad Alberto Segre, il padre ed i nonni paterni Olga Loevvy e Giuseppe Segre. Come per molte persone laiche la consapevolezza di essere ebrea le giunge con la tragedia delle leggi razziali nel 1938, a seguito delle quali subisce l’espulsione dalla scuola. L’intensificazione della persecuzione costringe lei, il padre ed i suoi cugini a tentare un riparo in Svizzera, ma invano dato il respingimento delle autorità elvetiche. Era il 10 dicembre 1943 e lei ha appena tredici anni. Il giorno successivo è arrestata in provincia di Varese, a Selvetta di Viggiù, successivamente detenuta a Milano per quaranta giorni per essere deportata poi il 30 gennaio 1944 dal binario 21 di Milano ad Auschwitz, al campo di Birkenau. Separata dal padre, mai più rivisto e morto il 27 aprile, dai nonni paterni, anch’essi deportati, è totalmente sola. Al suo arrivo al campo di concentramento viene impiegata al lavoro coatto presso Union, la fabbrica di munizioni della Siemens, dove resta per un anno. Dopo l’evacuazione da Birkenau avvenuta a fine gennaio del 1945 affronta la marcia della morte verso la Germania con una tappa al campo di Malchow, sottocampo del lager di Ravensbrück. E’ il 1. Maggio 1945, quando avviene la liberazione del campo da parte dell’Armata Rossa e lei è tra i venticinque bambini di età inferiore ai quattordici anni sopravvissuti  rispetto ai 776 minori italiani deportati ad Auschwitz. Rientrata a Milano vive con gli unici superstiti della sua famiglia, cioè i nonni materni di origine marchigiana. “Era molto difficile per i miei parenti convivere con un animale ferito come ero io: una ragazzina reduce dall’inferno, dalla quale si pretendeva docilità e rassegnazione. Imparai ben presto a tenere per me i miei ricordi tragici e la mia profonda tristezza. Nessuno mi capiva, ero io che dovevo adeguarmi ad un mondo che voleva dimenticare gli eventi dolorosi appena passati, che voleva ricominciare, avido di divertimenti e spensieratezza”.

Nel 1951 si sposa con Alfredo Belli Paci, cattolico ed anche lui deportato per il suo rifiuto all’adesione della Rsi, Repubblica sociale di Salò. Sono anni difficili, dove l’oblìo è auspicato indegnamente. Ma lei non si rassegna al silenzio. Attorno agli anni novanta lentamente e con molta determinazione inizia la sua incessante attività di testimone di quegli orrori: lezioni presso le scuole, le università, conferenze, convegni ed incontri. Molte sono le tracce preservate a futura memoria dei suoi racconti. Nel 1997 assieme ad altri è presente in “Memoria”, il film-documentario presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino; nel 2004 la sua testimonianza assieme a quella di Goti Herskovits Bauer e Giuliana Fiorentino Tedeschi è riportata da “Come una rana d’inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz”, libro edito da Bompiani; nel 2005 invece un intero libro-intervista è dedicato alla sua vicenda “Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah”, di Emanuela Zuccalà; nel 2009 la sua testimonianza viene riportata dai  “racconti di chi è sopravvissuto”, una ricerca-progetto di raccolta svolta dal Cdec, centro di documentazione ebraica e nel 2009 partecipa a “Binario 21”, il film-documentario di Moni Ovadia ispirato a “Il canto del popolo ebraico massacrato”, il poema di Itzhak Katzenelson, poeta russo. Inoltre é presidente del comitato per le Pietre d’inciampo – Milano, che raccoglie tutte le associazioni legate alla memoria della Resistenza, delle deportazioni e dell’antifascismo.
A fronte di un impegno così forte ed instancabile di grande valore non pochi sono i riconoscimenti a lei conferiti: nel 2004 la nomina a Commendatore Ordine al merito della Repubblica italiana; nel 2005 dalla Provincia di Milano la Medaglia d’oro; nel 2008 da pare dell’università di Trieste la laurea honoris causa in Giurisprudenza, nel 2010 da quella di Verona in scienze pedagogiche. Infine nel 20’18 in occasione della ricorrenza dell’ottantesimo anniversario delle leggi razziali fasciste Sergio Mattarella, presidente della Repubblica, la nomina senatrice a vita “per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. Investitura importante, tenuto conto che è la quarta donna a ricoprire tale carica dopo Camilla Ravera nel 1982, Rita Levi-Montalcini nel 2001 ed Elena Cattaneo nel 2013.

Di spirito indipendente e coerente testimone di vitali ideali resterà memorabile il suo primo discorso da lei pronunciato il 5 giugno 2018 in occasione dell’approvazione della fiducia al nuovo governo di coalizione Lega-M5S. In tale sede ha astenuto la sua fiducia al nuovo governo e dichiarato di opporsi a qualunque sorta di leggi speciali contro i nomadi (riferimento alla politica leghista di impronta fortemente xenofoba) riportando il suo ricordo vivo di deportata come un manifesto per tutte le generazioni.

Qui il testo integrale:

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’Aula non possa fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porto sul braccio il numero di Auschwitz e ho il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40.000 circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano. Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri. In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all’invidia seguì l’orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale. Per questo accolgo con grande convinzione l’appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano.

Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io. Tenterò di dare un modesto contributo all’attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza. Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana. Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.”

Liliana Segre, Senato della Repubblica, 5 giugno 2018″.

Purtroppo a queste accorate parole di monito non sono mancati gli attacchi volgari ed irripetibili come da Liliana Segre accennati ad un’intervista rilasciata nei giorni successivi Non resta che augurarle lunga vita ed a noi la speranza che mai più la storia turpe del ventennio fascista si ripeta.

articolo di ©Patrizia Cordone giugno 2018 ©Luoghi di Donne, il blog di Patrizia Cordone. Tutti i diritti d’autore riservati.

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letture consigliate per una migliore conoscenza del sito:

IL MANIFESTO DEL SITO  e  L’AUTRICE

la registrazione audio-video del suo intervento, tratto dal sito Senato della Repubblica

bibliografia:

  • Voci dalla Shoah. Testimonianze per non dimenticare, di autori vari, La Nuova Italia, 1996,
  • Il libro della memoria, di Liliana Picciotto,Milano, Mursia, 2001;
  • Come una rana d’inverno, di Daniela Padoan, Milano, Bompiani, 2004;
  • Notizie dalla Shoah. La stampa italiana nel 1945, prefazione di Liliana Segre, di Sara Fantini, Bologna, Edizioni Pendragon, 2005;
  • Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah, di Emanuela Zuccalà, Milano, Paoline Editoriale Libri, 2005;
  • Il libro della Shoah italiana, di Marcello Pezzetti,Torino, Einaudi, 2009.
  • Il futuro della memoria. Conversazioni con Nedo Fiano, Liliana Segre e Piero Terracina, testimoni della Shoah, di Stefania Consenti, Edizioni Paoline, 2011;
  • La Shoah dei bambini, di Bruno Maida, Torino, Einaudi, 2013;
  • Fino a quando la mia stella brillerà, prefazione di Ferruccio De Bortoli, di Daniela Palumbo, Piemme, 2015;
  • La memoria rende liberi, di Enrico Mentana, Milano, Rizzoli, 2015.